LA STRAORDINARIA STORIA DELLA S.V.A.

Era il ‘500 e una “grida” del Duca di Ferrara prescrisse che tutte le acque del Frignano fossero considerate regalia del Principe da assoggettarsi come premio ai soldati che prestavano servizio in quel territorio montuoso. Ma in pratica, per la negligenza dei sorveglianti, tutti catturavano pesce a causa della fame e della miseria, perfino i pescatori provenienti dalla Lucchesia e dal Granducato di Toscana. Allora il Duca con altra grida applicò ai pescatori di frodo una multa di 28 scudi d’oro per ogni trota pescata, ma nemmeno una penalità così esorbitante valse a impedire la pesca abusiva. In seguito gli amministratori ducali decisero di concedere la pesca a privati dietro corresponsione di un canone d’affitto in base ad un contratto di Enfiteusi molto in voga in quei tempi soprattutto per i terreni agricoli.
E fu così che il 17 giugno 1719 S.A.S. Rinaldo I D’Este, Duca di Modena e Reggio dal 1695 al 1737, nel mezzo di una allegra festa montanara di inizio estate, concesse la prima investitura al suo fedelissimo e valoroso Capitano Attilio Cima di Fanano Camerlengo di Sestola. Nella cerimonia ufficiale il Capitano Cima venne “investito” mediante la “traditio” di un anello d’oro da parte dei Ducali Fattori alla presenza delle Autorità locali data l’importanza e l’infrequenza dell’investitura. In seguito, con rogito del Notaio Camerale G.B. Ferrari, venne data puntuale esecuzione alla volontà del Duca con atto chirografo di Enfiteusi che riguardava “Il livello perpetuo della Pesca della Trota della Provincia del Frignano”. Il Capitano Cima godette così il monopolio non solo delle acque del Pelago ma di tutto il Frignano per 130 libbre di trote (circa 90 Kg) più 265,88 Lire di allora pari a Lire italiane 101,86 per ogni anno. Il contratto di Enfiteusi, tutt’ora previsto dal Codice Civile, è stata la formula giuridica che a partire dalla “I rinnovazione d’investitura” avvenuta il 25 giugno 1749, e attraverso quelle che seguirono, permise il trasferimento dei diritti esclusivi di pesca nel Frignano alla S.V.A. dei giorni nostri.
In seguito agli sconvolgimenti politici, provocati dalla Rivoluzione francese, la pesca e la caccia nel Frignano vennero liberalizzate. Ma la cuccagna durò poco perché Napoleone poco dopo concesse il diritto di pesca su tutte le acque del Frignano alla sorella Elisa Bonaparte Baciocchi (Principessa di Lucca e Piombino, Contessa di Compignano e Granduchessa di Toscana). Alla sua morte il diritto di pesca passò in eredità a Erina Baciocchi e avvenne così che l’8 maggio del 1936 il Conte e Ing. Lapo Farinati degli Uberti (1880-1948), allora amministratore unico della “Società per la valorizzazione dell’Abetone S.r.l.”, acquistò da questa il “diritto esclusivo di pesca di tutte le acque dell’ex Frignano (atto notaio Paltrinieri di Modena 8 maggio 1936). Degli Uberti era di nobili origini fiorentine e lontano discendente di quel Farinata degli Uberti, così detto per via dei suoi capelli biondo platino, e che fu ghibellino, ovvero sostenitore dell’impero, appartenente ad una delle nobili famiglie fiorentine più antiche e importanti è citato da Dante nel VI canto dell’Inferno tra gli “uomini degni del tempo passato” e nel canto X tra gli eretici. Successivamente, in data 9 aprile 1958 la S.V.A., in qualità di nuova titolare del dominio utile di pesca ottenne il rinnovo dell’investitura da parte dell’Intendenza di Finanza di Modena per ulteriori 29 anni, con decorrenza retroattiva dal 17 giugno 1950 impegnandosi al pagamento del canone annuo fisso di Lire 100.000 rimasto invariato nel tempo.
La S.V.A. in effetti ebbe origine il 28 novembre1935 e per volontà del suo amministratore inizialmente comprò i terreni di buona parte della Valle delle Pozze con l’intenzione di realizzare un grandioso centro turistico che interessasse tutta la vallata. Farinati varò un progetto che prevedeva la costruzione di un grande albergo, con diverse dipendenze, piste e impianti di risalita, un lago per il pattinaggio sul ghiaccio e persino un ippodromo ed un circuito automobilistico. In alto, sul crinale, doveva sorgere una torre illuminata da un grande faro che avrebbe fatto della Valle delle Pozze quella che diventerà poi la più accattivante Val di Luce attuale. I lavori cominciarono nell’estate del 1935 ma, vennero interrotti dal secondo conflitto mondiale, e non vennero più ripresi perché Farinati trovò la morte nel 1948. A testimonianza di quegli anni è rimasto l’Albergo Farinati che sorge su uno sperone roccioso a 1.700 mt. di quota ed è la più evidente testimonianza del faraonico progetto dell’Ing. Lapo Farinati. L’imponente edificio, interamente costruito in pietra locale, ha pianta rettangolare e un lato absidato, che richiama alla memoria la sagoma di una nave incagliata tra le rocce della montagna. Dopo lunghi anni di totale abbandono l’albergo oggi funziona come ristorante. Nel corso degli anni l’attuale S.V.A. è stata depurata di gran parte delle proprietà e il numero dei soci, anche se si è incrementato rispetto agli inizi, è oggi sempre molto ristretto; tutti appassionati pescatori provenienti dall’Emilia e dalla Toscana. Il ruolo della società è rimasto quello di gestire e valorizzare il patrimonio ittico e fluviale della zona. Alle origini della S.V.A. il bracconaggio era molto diffuso, anche se oggi non è certo scomparso, e così per combattere questo continuo impoverimento illegale delle acque, sorse l’impianto ittiogenico a fianco della ampia e bella casa di pesca che sorge a Ponte S. Anna destinata all’accoglienza ed al soggiorno dei soci e dei loro ospiti durante le loro battute di pesca. La S.V.A. in seguito riportò a nuovo splendore il Lago Baccio e mantenne sotto controllo il livello di pescosità nei torrenti Perticara, Rio delle Pozze, Rio Tagliole e loro affluenti e nei laghi di pertinenza, Santo e Baccio.
La lunga storia di questa realtà vede alternarsi presidenti e soci con finalità e traguardi diversi, così, dopo molte difficoltà di gestione e un rapporto con l’Amministrazione Provinciale di Modena non sempre costruttivo, nel 1982 la S.V.A. riprese ad esercitare il suo diritto di pesca che aveva dovuto sospendere per qualche anno come pure l’attività d’allevamento delle trote.
Come già anticipato, i soci sono esperti pescatori che hanno messo a servizio dell’allevamento, oltre alla grande passione che li accomuna, la loro esperienza e le loro conoscenze differenziandosi dagli altri impianti presenti sul territorio e diventando un punto di riferimento per la sua alta qualità nell’ambito della piscicoltura.
La S.V.A., pur mantenendo la sua natura privata, ha da sempre collaborato con gli enti pubblici per la gestione, la tutela e la salvaguardia del patrimonio naturale e del biosistema fluviale del territorio.
La pesca, nelle acque di pertinenza S.V.A., apre l’ultima domenica di marzo e chiude la prima domenica di ottobre. Inoltre, dal 20 luglio al 20 agosto la pesca, al Lago Santo, è aperta anche al pubblico; questa, viene comunque disciplinata attraverso un regolamento interno e presenze giornaliere limitate, preservando così i propositi di sostenibilità e conservazione dell’area.

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