IMPIANTO ITTIOGENICO

 
 
L'impegno di appassionati amanti della pesca, tra cui due guardie ed esperti veterinari, ha dato vita ad un impianto ittiogenico all’avanguardia e specializzato per la riproduzione e selezione della fario.
L’impianto comprende l’avannotteria, sette vasche esterne e la casa di pesca.
Uno dei momenti più importanti per l’allevamento è la spremitura, che si effettua nel periodo invernale da novembre a fine marzo.
In questo periodo, le guardie S.V.A. si occupano personalmente della spremitura delle fattrici con uova mature; queste, vengono manipolate in modo tale da permettere la fuoriuscita delle uova in appositi contenitori. In seguito, viene effettuata la spremitura dei maschi, cospargendo le uova estratte dalle fattrici con il liquido seminale maschile. Generalmente viene utilizzato un maschio ogni due femmine per migliorare e
variare il patrimonio genetico delle Fario prodotte. Aggiungendo acqua di sorgente, gli spermatozoi potranno fecondare le uova; la stessa acqua verrà utilizzata nel periodo d’incubazione che dura circa 70 giorni, anche se la permanenza delle uova negli embrionatori verticali varia in base alla temperatura ( 6° circa) dell’acqua. Ogni spremitura produce in media circa 8.000 uova.
Quando la fase embrionale giunge al termine, nell’uovo compaiono gli occhi del futuro avannotto. A questo punto le uova vengono poste su apposite grate al di sopra delle vasche di svezzamento; grazie all’acqua corrente, le uova si schiuderanno e l’avannotto giacerà in fondo alla vasca per circa 15 giorni, il mezzo sacco vitellino verrà riassorbito e l’avannotto comincerà a nuotare in superficie e a nutrirsi. Ogni vasca può contenere da 30.000 a 40.000 unità, provenienti da spremiture effettuate nel medesimo giorno.
Gli esemplari resteranno in avannotteria fino allo stadio di trotella 4/6 cm.
Raggiunta la fase Fario 0 , le fario vengono spostate nelle vasche di accrescimento esterne, destinate alle trotelle appunto e alle fattrici; mentre, i riproduttori maschi vengono prelevati dai torrenti nel periodo di frega tramite la storditura e poi reimmessi subito dopo la spremitura.
In base ad alcuni studi statistici, considerando un ciclo produttivo con acqua di sorgente, possiamo individuare questi dati:
  • 1 litro di uova embrionate, ottenute dalla spremitura, corrisponde a circa 10.000 uova;
  • dopo l’assestamento negli embrionatori, lo scarto si assesta sul 15/20%; rimangono circa 8.000 uova;
  • al momento della pulizia della uova embrionate, lo scarto si attesta sul 10/15%; rimangono circa 6.800 uova;
  • dopo la schiusa della uova, la perdita si attesta su un 3/4%;
  • durante il passaggio da avannotto a trotella 3/4 cm, la perdita si attesta su un 15%.
Le cause degli scarti nei vari cicli sono:
  • non fecondazione dell’uovo;
  • aborto naturale;
  • saprolegnia;
  • malformazione della larva;
  • malattia del sacco vitellino;
  • impossibilità genetica dell’avannotto di alimentarsi;
  • cannibalismo fra trotelle.
Una delle maggiori cause di perdita all’interno dell’impianto ittiogenico è la saprolegnia, questa muffa può colpire sia le uova all’interno degli embrionatori, infestando le uova circostanti, sia le fario completamente sviluppate e già nelle vasche esterne.
Infatti, la manipolazione necessaria durante la spremitura, nel periodo invernale, fa sì che la mucosa esterna del pesce si deteriori e sia più soggetta ad essere attaccata da questo fungo di acqua dolce.
Nel triennio 2009/2012 sono state apportate diverse modifiche all’impianto per adeguarsi ai parametri di sicurezza stabiliti dal “Testo unico sulla sicurezza sul lavoro” (D.Lgs. 81/2008). La superficie è stata completamente ricoperta da pietra, le vasche sono state dotate di grate sulla canalizzazione per il camminamento e di scalette per la discesa in acqua, inoltre, è stato predisposto un impianto d'illuminazione per il lavoro notturno ed è stata messa in sicurezza, dalla captazione fino alle vasche, la canalizzazione delle acque.
La qualità della produzione delle fario all’interno dell’impianto S.V.A. è garantita anche dall’acqua che viene utilizzata al suo interno, infatti, in avannotteria gli embrionatori e le vasche di svezzamento attingono da acqua di sorgente e le vasche esterne usufruisco delle fredde acque del Rio Fontanacce.
Le acque S.V.A. sono state riconosciute dalla Comunità Europea come zona di allevamento ittico priva di setticemia emorragica e necrosi ematopoietica infettiva, identificando questa area come ideale per la riproduzione e conservazione del patrimonio ittico.

 

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